Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.
Viaggi - Osservatorio sul turismo di qualità
La Galleria degli Uffizi a Firenze

Da Firenze ad Arezzo. Passando per Monterchi, direzione Sansepolcro e poi Urbino. Un “pellegrinaggio artistico”, guidati da Vittorio Sgarbi, sui luoghi che hanno segnato una delle figure artistiche ancora oggi più amate ed enigmatiche, Piero della Francesca

Vittorio Sgarbi, critico e storico dell'arte
Vittorio Sgarbi, critico e storico dell'arte

Da Firenze all’alta Valle Tiberina, dal cuore della civiltà toscana al confine umbro-romagnolo-marchigiano, fino a raggiungere Urbino. Un percorso chiave per il turista desideroso di mettersi sulle orme di Piero della Francesca. Percorrere questo itinerario significa innanzitutto lanciare uno sguardo al mondo dell’artista, il cui vero nome era Piero di Benedetto de’ Franceschi, ma soprattutto comprendere le tappe salienti della sua parabola creativa. Nel compiere questo viaggio, accompagnati per l’occasione dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, si potranno ammirare realtà urbane e paesaggistiche di notevole fascino, inquadrando le vedute che hanno assistito alla vita e all’opera di uno dei più grandi pittori del Quattrocento.

FIRENZE
Risale al 1439 la documentata presenza di Piero a Firenze, luogo dell’iniziazione artistica del pittore come collaboratore di Domenico Veneziano all’esecuzione degli affreschi della cappella maggiore della Chiesa di Sant’Egidio raffiguranti Le storie della Vergine, oggi purtroppo andati perduti. Per un giovane come Piero, l’odierno capoluogo toscano era una sorta di ombelico del mondo. Culla del Rinascimento, il clima cosmopolita e in costante fermento offriva l’opportunità di assorbire esperienze e conoscenze teoriche dagli artisti più importanti dell’epoca. «Domenico Veneziano – spiega Vittorio Sgarbi – è il riferimento più diretto e logico. La sua figura evoca quella di Paolo Uccello e di Masaccio, probabilmente guardati da Piero della Francesca. La “Pala di S. Lucia dei Magnoli” di Veneziano (conservata agli Uffizi, ndr) è la chiave del passaggio di Piero dalla realtà di Masaccio a una visione “quintessenziata” di pure idee, alla quale concorrono anche Beato Angelico e pittori di area non direttamente toscana come Boccati da Camerino». Gli Uffizi di Firenze permettono oggi di osservare le opere degli artisti che potenzialmente sono stati stimolanti per la formazione di Piero, oltre a custodire, nella Sala Filippo Lippi, l’unica testimonianza pierfrancescana in città: il “Dittico dei duchi di Urbino”, ritratti di Federico da Montefeltro e della moglie Battista Sforza, che assurgono a celebrazioni degli ideali di una corte rinascimentale. Opere che preannunciano il percorso intrapreso da Piero della Francesca tra l’Adriatico e l’Umbria, al servizio di signori alla ricerca di una legittimazione, anche culturale, delle loro conquiste.

AREZZO
Spostandoci ad Arezzo, centro dall’origine antichissima a ridosso dell’Appennino tosco-romagnolo, una delle maggiori città etrusche prima di diventare strategica città romana, sono almeno due le tappe obbligatorie. La prima è nella Cattedrale, dai tratti gotici, che custodisce le vetrate istoriate di Guillaume de Marcillat e soprattutto La Maddalena di Piero, la cui modernità figurativa è sottolineata dallo spargersi dei capelli sottili sulla spalla e dal rosso acceso del mantello. «In quanto opera solitaria possiede una dimensione statuaria, è un monumento in sé, non si legge come racconto. È interessante studiarla per la sua volumetria moderna e perché si comprende come Piero conquista lo spazio». Dopo aver visitato la Piazza Grande di Arezzo, magari proprio il penultimo sabato di giugno e la prima domenica di settembre quando diventa lo scenario per la Giostra del Saracino, si raggiunge la Basilica di San Francesco che ospita, nella cappella Bacci, il ciclo affrescato della Leggenda della Vera Croce. Il lavoro fu commissionato dalla famiglia Bacci a Piero della Francesca, che lo ha eseguito tra il 1452 e il 1466 circa, per sostituire il defunto Bicci di Lorenzo, morto proprio nel 1452 lasciando incompiuta la sua opera.

MONTERCHI
Da Arezzo si procede fino a Monterchi, borgo incastonato tra due piccole valli, la Val Padonchia e la Val Cerfone, luogo di nascita della madre di Piero della Francesca, Monna Romana. Meritevoli di una visita sono la Chiesa di San Simeone e la chiesa situata all’interno del Monastero di San Benedetto, ma la meta del “pellegrinaggio pierfrancescano” per eccellenza è il museo della “Madonna del Parto”, che accoglie il celebre, omonimo, affresco, realizzato da Piero per l’antica chiesa di Santa Maria Momentana. «Un’opera notevole – commenta Sgarbi – perché la Madonna mostra questo processo di crescita del ventre che è la chiave volumetrica dell’opera, con i due angeli, dalla ieraticità quasi bizantina, che mettono in evidenza il volume della pancia della Madonna posta di tre quarti, che si pone la mano sul ventre in un’immagine sovvertitrice dell’iconografia che esprime una dimensione dove il quotidiano e l’eterno convivono».

SANSEPOLCRO
Godendo appieno del paesaggio offerto dall’Alta Valle del Tevere, si approda a Sansepolcro, un tempo Borgo San Sepolcro, città natale di Piero della Francesca, dove nacque presumibilmente nel 1412, che ha conservato pressoché inalterato l’assetto urbanistico medioevale, arricchendosi nei secoli di pregevoli edifici rinascimentali e barocchi. Di notevole interesse sono la Cattedrale, il Palazzo delle Laudi, oggi sede del Comune, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, quella di San Francesco e di San Lorenzo, oltre alla piazza Torre di Berta, cuore del centro storico e sede, la seconda domenica di settembre, del tradizionale Palio della Balestra. Del resto, il fulcro dell’intero itinerario pierfrancescano risiede qui, in particolare nel Museo civico. Opere come la “Resurrezione”, complessa e osimbolica - definita dallo scrittore Aldous Huxley il più bel dipinto del mondo-; il “Polittico della Misericordia”, commissionatogli dalla confraternita della Misericordia di Sansepolcro nel 1445, con la Madonna che, al centro della composizione, apre il suo manto ad accogliere i devoti inginocchiati; il frammento raffigurante il volto di San Giuliano, rinvenuto nel 1954 nell’antica chiesa di Sant’Agostino e San Ludovico sono qui custoditi, a testimoniare il genio dell’artista del primo rinascimento. Piero, del resto, intrattenne un rapporto continuativo con la propria città, alla quale tornò spesso tra un lavoro e l’altro, tanto che Sansepolcro è presente in diversi scenari figurativi dell’artista, che rimandano in modo evidente ai colori e ai contorni delle sue terre.

URBINO
Con Duca Federico da Montefeltro, Urbino si trasforma in uno dei centri più fervidi del Rinascimento. In questo scenario Piero ha realizzato il dipinto più amato da Sgarbi, la “Pala di Montefeltro”, oggi conservata presso la Pinacoteca di Brera di Milano, un tempo nella Chiesa di San Bernardino: «Se fossi ministro della cultura, la ricollocherei, anche solo per breve tempo, nella sede originaria, affinché la scatola architettonica riprodotta nell’opera sia inserita di nuovo nell’altare, indicando un rapporto fondamentale tra lo spazio dipinto e lo spazio reale». A Urbino Piero della Francesca deve aver provato il gusto della sperimentazione e del confronto, vivendo appieno il fervore intellettuale che, con ogni probabilità, ha favorito anche l’attività teorica, sintetizzata nel suo “De Prospectiva pingendi”. «Le architetture di Urbino costituiscono l’emanazione, attraverso il Laurana, del pensiero del pittore biturgense. Il Palazzo Ducale è la traduzione in architettura del suo pensiero pittorico, intimamente architettonico e progettuale». La Galleria Nazionale delle Marche, ospitata oggi nel Palazzo Ducale, individua il cuore della tappa urbinate in quanto accoglie nell’”appartamento del Duca” l’enigmatica “Flagellazione”, oggetto delle indagini di molti storici, e “La Madonna di Senigallia”, celebre per il suo impiego della prospettiva e dei colori, che Piero dipinse in occasione del matrimonio della figlia del Duca di Montefeltro con Giovanni della Rovere.

• di Francesca Druidi



Foto apertura: la Galleria degli Uffizi a Firenze