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Viaggi - Osservatorio sul turismo di qualità
Una medusa gigante Echizen Kurage fotografata tra le acque della Riserva Marina di Miramare

A pochi chilometri da Trieste, all’estremo nord del Mediterraneo, il mare si popola di rare e curiose specie marine e fa da platea ai luoghi che bagna. Come il Castello, che guarda verso la Riserva Marina di Miramare, dove Roberto Odorico guida i visitatori in un’ affascinante esplorazione dei fondali

Roberto Odorico, responsabile del settore subacquea della Riserva Marina di Miramare
Roberto Odorico, responsabile del settore subacquea della Riserva Marina di Miramare

Abitano i mari e li rendono “luogo” di stupore e meraviglia. La flora e la fauna, che con corpi bizzarri e colori cangianti popolano gli spazi marini, non solo mantengono in equilibrio gli ecosistemi costieri minacciati da inquinamento e speculazioni, ma a chiunque si ritrovi a osservarle suscitano meravigliose curiosità. «La distanza di fuga dei pesci, che il più delle volte si avvicinano curiosi piuttosto che allontanarsi – a detta di Roberto Odorico, responsabile settore subacquea della Riserva Marina Miramare – è uno dei tanti eventi che colpiscono i turisti in acqua». E non sono pochi i visitatori che ogni anno raggiungono il promontorio di Miramare abbracciato al Golfo di Trieste, per lasciarsi ammaliare dalla magnificenza della costa e del territorio circostante e tuffarsi nelle acque protette della Riserva Marina di Miramare. Dove, con maschera e pinne, Roberto Odorico fa da Cicerone.

Oltre gli appassionati con brevetto subacqueo, qual è il turista “tipo” che vi capita di accompagnare alla scoperta delle bellezze della riserva?
«La diversificazione delle proposte del settore subacqueo della riserva, tra seawatching, apnea, autorespiratori ripartiti tra gruppi, famiglie e ragazzi, ci permette di individuare e accontentare diversi visitatori. Molti sono gli elementi che li colpiscono: la distanza di fuga dei pesci che il più delle volte si avvicinano curiosi piuttosto che allontanarsi, la ricchezza di specie anche vicino alla superficie, la possibilità di osservare specie altrove diventate rare, come i cavallucci marini o i piccoli e colorati nudibranchi. Forse un aspetto che accomuna i diversi visitatori è il fatto di apprezzare ambienti non proprio naturali, anzi antropizzati come quelli di Miramare, dove comunque si ritrova il mare indisturbato e che soprattutto può essere riproducibile in altri siti».

Le acque di Miramare rappresentano l’habitat naturale di non poche specie di flora e fauna che rischiano di scomparire. Come si comportano nella vostra area protetta?
«Trovandoci all’estremo nord del mar Mediterraneo, molte specie normalmente presenti qui risentono più che altrove delle variazioni ambientali trovandosi ai confini della loro distribuzione. Sono in fase di regressione molte delle specie “fredde”, ossia quelle che fino a una ventina d’anni fa caratterizzavano il Golfo di Trieste quasi come un mare nordico, più che Mediterraneo. Temperatura, salinità e marea favorivano la presenza di specie endemiche come il fucus virsoides e l’alga bruna, molto simile a quelle che in Bretagna rimangono visibili durante le basse maree. Frequenti sono i casi di avvistamenti di specie tipiche di zone decisamente più calde o di presenze di nuove colonizzazioni. Ovviamente molte sono riconosciute solo dagli addetti ai lavori, ma altre suscitano interesse anche tra coloro che mettono la maschera per osservare i fondali. Ad esempio, un tempo la Pinna nobilis era estremamente rara, mentre adesso si ritrova abbastanza comunemente lungo tutto il litorale».

Come si adopera la riserva per garantirne la protezione e conservazione?
«Le dinamiche ambientali si riflettono chiaramente sulla gestione di un’area marina protetta notoriamente non chiusa e quindi a contatto con tutto quello che rappresenta l’influenza esterna; per questo non è in grado di contrastare variazioni ed eventuali ingressi di specie al momento nuove. In riserva si segnalano e osservano le modalità di colonizzazione, il controllo di eventuali impatti esterni e interni ai suoi confini e quindi si cerca di garantire le migliori condizioni per gli habitat più vulnerabili. Va anche detto che i motivi geografici accennati prima rendono gran parte di questi habitat particolarmente resistenti, proprio perché sottoposti, in maniera naturale, ad ampie variazioni dei parametri vitali».

Può descrivere il percorso ideale tra i luoghi più interessanti vicini alla riserva?
«La riserva è piccola, consta di soli 30 ettari di mare, ma è circondata da molte cose da vedere e da fare. Il promontorio di Miramare offre un parco botanico estremamente interessante costituito da una vegetazione arborea cresciuta e piantata con le indicazioni di Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore, naturalista appassionato e innamorato del posto. Il castello di Miramare, che lo stesso Massimiliano fece costruire sul promontorio attorno al quale il mare è protetto, può essere un’ottima base per capire il territorio e leggerlo in chiave storica, architettonica, enogastronomica e ovviamente ambientale. Una visita di un giorno a Miramare, al centro visite della riserva nel Castelletto all’interno del parco e un’immersione con pinne e maschera sotto al castello, inevitabilmente avvicinerà il visitatore alla storia di questi luoghi».

• di A.Z.



In alto, una medusa gigante Echizen Kurage fotografata tra le acque della Riserva Marina di Miramare