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Viaggi - Osservatorio sul turismo di qualità
La spiaggia della Pelosa si trova a Stintino, in provincia di Sassari

La fascia settentrionale del litorale sardo è un fiorire di insenature e calette che incorniciano spiagge incantate e senza tempo. Secondo Pierfranco Achenza, ecco quelle da non perdere

Guardare e non toccare. Di fronte ai tesori paesaggistici che la Sardegna custodisce, sono pensieri che capitano. Ora infilandosi nelle pieghe aspre e silenziose dell’entroterra, ora percorrendo la costa, imperlata di baie e calette dai nomi meno altisonanti di Porto Cervo o Baja Sardinia, ma di pari se non superiore bellezza. Scortati da Pierfrancesco Achenza, guida turistica dell’associazione “Dedalo – A different Sardinia”, scopriamo le più affascinanti e incontaminate, all’interno di un itinerario da Stintino a Budoni che si preannuncia indimenticabile.

Al di là delle località più conosciute, quali sono le spiagge più magiche e nascoste del litorale sardo?
«Partendo da nord-ovest, la prima visita obbligata è alla spiaggia La Pelosa, meglio se a inizio giugno o fine settembre. Qui l’acqua ha colori stupendi e chi ha voglia di fare una piccola camminata può raggiungere la punta di Capo Falcone, da cui si gode un panorama magnifico e dove abita la Centaurea horrida o Fiordaliso spinoso, rarissimo endemismo sardo dall’aspetto di un cuscinetto arrotondato, ma con aculei sottili e molto appuntiti. Cresce solo lì e nell’isola di Tavolara».

Proseguendo verso nord est?
«Naturalmente l’Asinara. Ci si può andare solo via mare, con le guide che ti accompagnano nei punti più belli dell’isola, da abbinare alla visita all’ex prigione, la Cayenna sarda, come veniva chiamata per via delle quasi 5.000 persone che durante la prima guerra mondiale vi morirono per fame, malattie e per diverse epidemie. Proseguendo, lungo la strada che va da Castelsardo a Santa Teresa, nel comune di Trinità d’Agultu, si giunge alla Costa Paradiso, di nome e di fatto. Questo tratto ospita due fra le più belle spiagge del nord dell’Isola: Li Cossi e Tinnari, la seconda in ciottoli di porfido perfettamente arrotondati».

Intanto, siamo entrati in Gallura. Con quali perle ci accoglie?
«Sicuramente Capo Testa, Cala Spinosa e la Valle della Luna, proprio di fronte alle Bocche di Bonifacio. Assieme ai graniti tra i più belli del Mediterraneo e a una quiete unica, qui si aggirano gli ultimi hippies rimasti e si può praticare il nudismo senza problemi. Andando oltre, si incontra Porto Pollo, vicino Palau, l’ideale per gli amanti del windsurf e kitesurf. Si giunge così all’arcipelago della Maddalena».

Di cui non servono presentazioni. Piuttosto, avviciniamoci alla Costa Smeralda.
«A sinistra dell’hotel Romazzino c’è un tratto di costa chiamato Poltu Liccia, poco frequentata e con l’acqua color smeraldo. Accanto c’è forse una delle spiagge più belle in assoluto: la spiaggia del Principe, anch’essa da fare in periodi di bassa stagione. Poi, appena passato Cala di Volpe, uno sterrato sulla sinistra conduce a Liscia Ruja, tra i lidi più conosciuti della costa Smeralda. Prima però, ci sono 3 spiaggette piccole con alberi di ginepro in mezzo alla sabbia. Più avanti, da non perdere Cala Petra Ruja e Cala Razza di Juncu, per poi approdare all’incantevole Capo Figari».

Scendendo a sud di Olbia?
«Abbiamo Capo Ceraso, un po’ prima di Porto Istana, di fronte a Tavolara: tra le spiagge spicca Portu Casu, così chiamata perché anticamente vi si contrabbandava il formaggio. Poi Tavolara stessa, con l’isolotto di Molara, a luglio di ogni anno teatro di un festival del cinema in cui è possibile vedere i film insieme agli attori e registi che hanno partecipato. Giù ancora, una sosta consigliata è senz’altro Cala Girgolu».

A livello di balneazione, in quali cale si trovano gli specchi d’acqua più belli per immergersi?
«Nell’arcipelago della Maddalena sicuramente. Ad esempio, se uno si reca in visita alle isole minori c’è una spiaggia favolosa a ridosso del maestrale, del ponente, che si chiama Cala Coticcio, detta anche Tahiti, raggiungibile a piedi con un po’ di trekking, oppure via mare. Nella parte ovest, due baie ideali per fare il bagno sono Cala Napoletana e Cala Caprese. Anche la zona di Capo Testa è perfetta, piena di rocce da cui tuffarsi e praticare snorkeling».

Nell’arco di una giornata, quali percorsi consentono di abbinare la visita ad attrazioni naturalistiche o culturali nell’entroterra con qualche ora di mare?
«Uno è quello classico della zona archeologica di Arzachena, dove si posso vedere il nuraghe la Prisgiona e la tomba di giganti di Coddu Vecchiu, entrambe di epoca nuragica. Volendo si può fare una breve sosta nel centro storico, seguendo le indicazioni per la Roccia del Fungo: un tafone, in termine tecnico, a forma di fungo. Dopodiché, trovandoci ad Arzachena, l’abbinamento con una spiaggia è una pura formalità. In alternativa si può salire al Monte Moro, punto più alto della Costa Smeralda a quota 442 mt, finché la strada non termina di fronte a una vecchia struttura in granito usata per scopi militari. Da lì, sulle rocce, attraverso degli scalini si raggiunge la cima e si gusta una vista stupenda che si proietta fino alla Corsica».

Altre escursioni che uniscono storia e relax?
«Sempre in tema di vecchie strutture militari, da cui sono personalmente affascinato, di molto suggestive se ne trovano alla Maddalena, realizzate dai Piemontesi nell’800, interamente in granito. Una è la Fortezza di Monte Altura, a Palau. Da lì si può visitare il vicinissimo Porto Rafael, un gioiellino incastonato in questo scenario di rocce granitiche visitato e amato, tra gli altri, dalla principessa Margaret di Inghilterra. Per il mare, fra Porto Pollo, Palau o la Maddalena, c’è l’imbarazzo della scelta».

Un itinerario suggestivo di 3-4 calette da fare in barca, o anche solo in gommone, in un giorno?
«Cala Moresca, con tutto il promontorio di capo Figari; Cala Sabina, che è poco più avanti, poi da lì si arriva comodamente all’isolotto del Mortorio, uno spettacolo nella natura. Con un gommone si può fare in meno di un’ora. Altrimenti si può partire dalla zona di Capo Ceraso, raggiungere la caletta il cui nome originale è Sas Enas Appara, ma è conosciuta come la Spiaggia del Dottore. E da lì concludere il giro a Tavolara, o nuovamente all’isolotto di Mortorio».

• di Giacomo Govoni



Nella foto in alto, la spiaggia della Pelosa si trova a Stintino, in provincia di Sassari