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Soffrono le strutture termali pubbliche che hanno fatto la storia del termalismo italiano. Ma il settore ha le sue carte da giocare. L’opinione di Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme

Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme
Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme

Il turismo termale italiano ha offerto nel 2013 qualche segnale di ripresa, ma il settore richiede uno slancio più solido. E per il 2014 le prospettive non sono tra le più rosee, perché «i timidi segnali di ripresa registrati a inizio anno sono stati riassorbiti da un andamento meteorologico assolutamente imprevedibile», spiega il presidente di Federterme Costanzo Jannotti Pecci. Una situazione di cui «hanno fatto le spese anche i centri termali colpiti nella fase di avvio della stagione, e dovremo aspettare l’autunno per tornare a vedere il sereno. Se verrà». La priorità, per il numero uno di Federterme, resta la riqualificazione dell’offerta alberghiera e termale italiana.

Quali sono, nello specifico, gli elementi critici?
«L’adozione di standard di qualità riconosciuti a livello internazionale e il loro rispetto, continuano a essere problemi seri per il sistema turistico italiano; mediamente c’è molto da fare nel confronto con i nostri competitor internazionali, in particolare per il rapporto qualità/prezzo, che risulta squilibrato. Da oltre vent’anni, si registra un progressivo degrado del patrimonio ricettivo per mancanza di una vera politica industriale turistica che comporta, tra le altre criticità, quella della scarsità di risorse destinate al rinnovamento di strutture e attrezzature. Anche i programmi di riqualificazione del personale hanno bisogno di interventi radicali e concreti, a partire dalla conoscenza delle lingue dei nuovi turismi».

Dove occorre intervenire?
«Da troppo tempo, la formazione -che in passato trovava negli istituti professionali statali vere e proprie fucine formative- è stata delegata dalle Regioni, nella maggior parte di casi, a improbabili organizzazioni che utilizzano le risorse per i formatori e non per i chi bisognerebbe formare. E poi i trasporti, che diventano sempre più problematici e costosi man mano che ci si allontana dalle dorsali dell’alta velocità. È un problema serio per l’Italia “che è lunga” e ha un patrimonio culturale e naturale diffuso».

Quali sono oggi le destinazioni termali italiane più competitive e quali, invece, quelle più in difficoltà?
«Le terme italiane sono presenti su tutto il territorio nazionale – circa 400 in 20 regioni – e quindi vicine ai potenziali utilizzatori di cure e di benessere termale o anche a chi ricerca nuovi stili di vita; anche per le terme gli effetti delle carenze di trasporto sono sensibili e le stesse terme suppliscono in proprio, in alcuni casi, con navette. Si trovano in posizione avvantaggiata le terme delle regioni della pianura Padana, perché più agevoli sono i collegamenti con il cuore dell’Europa e con Francia, Svizzera, Germania, Austria, dalle quali tradizionalmente arrivano flussi per i turismi: culturale, balneare, shopping del made in Italy, termale ed enogastronomico. In particolare difficoltà si trovano, invece, quelle destinazioni termali che sono state di moda nel passato ma che non hanno saputo ascoltare e interpretare il cambiamento degli stili di vita e delle aspettative della clientela. Scontando anche la crisi che ha coinvolto, se non travolto, il sistema delle aziende a partecipazione pubblica, rispetto alle quali registriamo scelte e comportamenti, da parte di alcune delle amministrazioni proprietarie, per nulla lungimiranti».

Anche perché il termalismo italiano muove un giro d’affari di 8-9 miliardi di euro, occupando 15mila addetti diretti e 65mila nell’indotto.
«Andare a curarsi alle terme rappresenta un’opportunità che, seppur lentamente, sta rientrando nelle scelte dei cittadini. In altre parole c’è sempre più la tendenza a privilegiare l’ambiente e l’offerta naturale vera (l’acqua termale, i parchi termali) per pratiche terapeutiche e di benessere, fondate su convincenti e acclarati studi medico-scientifici, in un contesto caratterizzato da servizi e offerte sempre più attrattivi e di qualità, che il web ci permette di conoscere in maniera chiara e immediata».

Quasi 900mila stranieri frequentano ogni anno le terme italiane. Da quali Paesi provengono?
«Prevalentemente dal centro Europa, ma si sono registrati flussi crescenti, anno dopo anno, anche da parte di cittadini russi che trovano il modo di coniugare la loro passione per le terme con il sogno del viaggio in Italia. Stranieri e italiani hanno imparato a frequentare le terme perché fanno bene, sia per cura sia per benessere, con la possibilità di fruire delle ricche attrattive dei territori circostanti».

• di Francesca Druidi



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