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Viaggi - Osservatorio sul turismo di qualità

Per quei territori ancora legati alle tradizioni è un momento d’oro. In migliaia ogni anno scelgono infatti di vivere esperienze lontane dalla quotidianità cittadina e l’Italia ne è ricca

Jacopo de Ria, presidente di Fiavet
Jacopo de Ria, presidente di Fiavet

Per anni l’Italia ha giocato la partita turistica su due piani principali: il mare e le città artistiche. Due capisaldi che l’hanno resa una meta obbligata per chi amava l’aspetto culturale del viaggio e per chi, dall’altra parte, preferiva un soggiorno rilassante e meno caotico. Oggi è cambiato tutto e in questo il nostro Paese ha faticato a reagire. Mete più economiche e raggiungibili facilmente grazie a charter e voli low cost hanno reso le spiagge italiane meno appetibili. Città che hanno saputo costruire un’offerta artistica interessante abbinandola a una rete ricettiva e di servizi più efficienti come Londra, Parigi o Barcellona hanno superato le nostre città d’arte. In questo turbinio di cambiamenti, anche il turista ha cambiato le sue priorità, mettendoci anche quella che viene definita come componente “esperienziale” del viaggio. Da qui nascono soggiorni magari più brevi ma che riescono a far respirare l’aria autentica di un luogo, con i suoi sapori e le sue abitudini. Da qui è nata la fortuna del turismo enogastronomico, in cui l’Italia può giocare una partita da testa di serie. Borghi storici, vallate intatte, territori vocati alla coltivazione di uve e prodotti agricoli “come una volta” diventano il buen retiro di turisti italiani ed esteri, dando nuovo slancio al comparto, che mai come oggi, anche grazie ad Expo, può diventare il vero volano per uno sviluppo economico sostenibile. Ne parliamo con Jacopo de Ria, presidente della Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo.

Il turismo enogastronomico è sempre più diffuso. Quali le caratteristiche principali dei territori che ospitano questo genere di percorsi e come si stanno evolvendo queste proposte?
«Gli itinerari enogastronomici, in Italia, sono più o meno tanti quanti sono i nostri comuni e le varie combinazioni possibili che possono collegarli, visto lo straordinario patrimonio di specialità agroalimentari tipiche dell’agricoltura, di tradizione nella loro elaborazione di ricette della cucina regionale. Siamo in un paese ideale per il turismo enogastronomico, proprio attraverso la conservazione e la valorizzazione dei territori agricoli e vitivinicoli destinati a rappresentarne la cornice naturale, esso propone un nuovo modo di vivere la vacanza con un approccio più emozionale. Per questo chiediamo più tutela dei nostri luoghi e una normativa che tenga conto delle specificità del territorio».

L’enogastronomia può aiutare a destagionalizzare i percorsi turistici?
«Sicuramente sì, visto che l’enogastronomia rappresenta uno dei fattori attrattivi di una destinazione al pari di un monumento famoso o di un’oasi naturale. La trasversalità di questa tipologia di turismo è evidente, così come è anche chiaro che è un valore strettamente legato a vacanze con una forte componente “culturale” intesa in senso di interesse e stile di vita, che non è subordinata al consumo in determinati periodi dell’anno, ma, anzi, non ha limiti di fruizione».

Quanto i nuovi media si sono rivelati utili a questo trend?
«I canali di comunicazione sono l’aspetto che più influenza la scelta della vacanza, è vero che gli italiani usano con una frequenza maggiore rispetto agli stranieri gli smartphone, ma è anche vero che preferiscono affidarsi alla “rete relazionale” sia in termini di amici che di parenti che possano trasformarsi in testimonianze di esperienze già vissute. Di sicuro però una buona social media strategy ricopre un ruolo importantissimo nella promozione di un determinato tipo di turismo».

Ed Expo invece?
«L’Expo ha influenzato in maniera incisiva il turismo enogastronomico, a collegarli senza ombra di dubbio il cibo elemento imprescindibile in una concezione di turismo da sempre tesa alla valorizzazione del territorio».

Oltre all’enogastronomico quali sono le nuove tipologie di turismi che stanno trovando terreno fertile nel nostro paese sia come accoglienza che come partecipazione?
«Su questa linea di sicuro si possono collocare gli alberghi diffusi, gli eco-musei, slow food e quindi la necessità di emozionare, assaporare e pensare a uno slow tourism fondato su una mobilità dolce che consente e favorisce l’esperienza, la conoscenza dei luoghi. Al di là dei pregi connessi alla riscoperta dei territori per chi in quei posti già ci vive, si punta alla riscoperta del concetto di comunità, ponendo l’attenzione su una fruizione collettiva del patrimonio, un turismo quindi alla portata di tutti».

Cosa sta invece passando di moda dal punto di vista della vacanza?
«Essenzialmente due sono le tipologie di scelta del turista: la vacanza che è una tipologia di evasione più stanziale ed è quella che sta passando di moda, e il viaggio per lo più esperienziale, che invece è in aumento, poiché non è più solo conoscere, apprendere un luogo, ma il percorso di un viaggiatore consapevole che fa un viaggio per cambiare qualcosa dentro di sé».

• di Teresa Bellemo