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Viaggi - Osservatorio sul turismo di qualità

L’Italia ha nella capacità d’accoglienza uno dei suoi punti di forza ma, ricorda Mario Buscema, esistono debolezze strutturali

Mario Buscema, presidente di Federcongressi&eventi
Mario Buscema, presidente di Federcongressi&eventi

L’industria dei congressi e degli eventi continua a crescere a livello mondiale. In Europa la spesa per i viaggi d’affari rappresenta il 24 per cento dell’intera spesa turistica, nel nostro Paese solo il 19 per cento. In Italia dieci anni fa congressi ed eventi erano al primo posto della spesa turistica, ma la crisi che ha coinvolto il Paese ha prodotto una contrazione della domanda. «Solo le destinazioni che hanno investito sulla ricerca di eventi internazionali- precisa il presidente di Federcongressi&eventi- hanno registrato un incremento dell’attività».

Quali le criticità che ne limitano lo sviluppo e le opportunità che l’Italia deve cogliere per far crescere il business congressuale e creare ricchezza per l’intero Paese?
«A eccezione delle città sulla direttrice Roma-Milano, le altre località dispongono di collegamenti ferroviari lenti e scarsi. Molti centri congressi avrebbero necessità di essere ristrutturati e rinnovati dal punto di vista tecnologico. Sono pochi gli edifici di nuova costruzione e in alcune strutture alberghiere continua a prevalere la gestione familiare, con risvolti negativi sulla qualità e sui prezzi. La connettività è carente, quando non assente. Ci sono centri congressi moderni in luoghi dove mancano alberghi e trasporti adeguati, che sono tuttora assenti in città con grandissime potenzialità come Roma. La reputazione del Paese a livello internazionale non è ottimale, c’è ancora tanta diffidenza sulla nostra capacità di fare sistema. Ancora inadeguata è la capacità di promuoverci a livello internazionale. Le procedure per i visti e le norme che regolano le sponsorizzazioni degli eventi medico-scientifici sono spesso contorte. L’Iva al 22 per cento sui pacchetti congressuali è penalizzante quando le associazioni internazionali applicano quote d’iscrizione Iva inclusa. La tassa di soggiorno è un balzello che pesa sulle tasche dei partecipanti o dell’organizzazione».

A quali tra i Paesi stranieri, che sul turismo congressuale hanno costruito le proprie fortune, l’Italia deve guardare e quali invece i punti di forza della nostra offerta?
«Purtroppo per noi, sono molti i Paesi che da anni investono. La Scozia ha stanziato due milioni di sterline per le candidature ai congressi internazionali. Edimburgo ha realizzato una app per sconti e offerte speciali. Bruxelles finanzia un fondo per i congressi scientifici. Praga ha un programma d’incentivazione da 45 milioni di euro. L’Irlanda ha avviato un programma ambasciatori nel 2009, ha costruito un centro congressi a Dublino nel 2010 e nel 2013 ha prodotto un video con l’invito del Primo ministro. Abu Dhabi ha dal 2013 un programma d’incentivi per i congressi. Vienna conta su un budget di 24,6 milioni di euro. Il nostro Paese ha incredibili potenzialità: un patrimonio artistico, culturale, paesaggistico unico al mondo, un’enogastronomia di primissimo livello, la presenza di centri di eccellenza nella formazione, nella ricerca, nella scienza, nella medicina, nell’industria, nell’arte, nella cultura, nel design, nell’agricoltura, nella tecnologia. La nostra rete di aeroporti e l’alta velocità ferroviaria consentono di arrivare facilmente in alcune località. Siamo dotati di alcune strutture congressuali d’eccellenza, d’importanti quartieri fieristici, di fantastiche dimore storiche, di location originali. Possediamo un vasto patrimonio alberghiero e abbiamo solide professionalità».

Cosa cerca un turista congressuale oggi e quali gli investimenti necessari per rendere le nostre strutture più adatte a ospitare eventi internazionali?
«Il turista congressuale cerca qualità nell’accoglienza, nei servizi e nel programma. Il livello delle strutture e delle infrastrutture è pertanto fondamentale. Per rispondere ai bisogni di questo turista, che a dispetto della crisi economica, ha aumentato le pretese (oggi per esempio valuta anche la natura eco-sostenibile dei servizi), noi italiani ci dovremo impegnare a sviluppare l’intermodalità treno-aereo e migliorare il rapporto qualità/prezzo della nostra offerta alberghiera in alcuni casi ancora un po’ inadeguata e ingiustificata nelle tariffe. Il nostro Paese dovrà eccellere nella connettività, introducendo la banda larga ovunque, adottare una politica fiscale all’altezza delle nazioni competitor, favorire la nascita di aggregazioni tra imprese in grado acquisire eventi internazionali. È necessario un programma nazionale di costante formazione e aggiornamento professionale dedicato agli addetti di filiera».

Secondo l’International congress & convention association Milano è per la prima volta al quindicesimo posto nel ranking mondiale delle sedi congressuali. Cosa ne pensa di questo risultato, quali i fattori che hanno fatto raggiungere al capoluogo lombardo questo traguardo e perché non accade così per altre città italiane?
«Il caso di Milano conferma quanto ho sin qui sostenuto, e cioè che una destinazione con strutture alberghiere e congressuali adeguate e con un’ottima capacità di promuoversi sul mercato nazionale e internazionale ha le chiavi sicure del successo. Federcongressi&eventi da anni va ripetendo, anche a voce alta, che la quantità e la qualità del ricettivo alberghiero e congressuale sono i dati fondamentali di un’offerta vincente, insieme alla capacità di chi è chiamato a promuoverla: ecco, la Milano di oggi, col suo successo anche a prescindere da Expo (i dati Icca si riferiscono al 2014), non fa che dimostrarlo. Se ciò non avviene altrove, come abbiamo già detto, lo si deve a vari fattori: in alcuni casi mancano strutture adeguate, o se ci sono, sono difficili da raggiungere e spesso sono le destinazioni stesse a esserlo. Spesso manca il cosiddetto “sistema-città”, cioè la capacità di tutti i soggetti privati e istituzionali di una destinazione di coordinarsi e promuoversi in sinergia. Una capacità integrata di promozione è basilare. Non basta più dire “siamo qua, veniteci a trovare”: occorre saper valorizzare al massimo le capacità attrattive del luogo».

Quali le prossime sfide per Federcongressi&eventi e le iniziative di promozione dell’Italia turistica congressuale a livello internazionale?
«La promozione dell’Italia sul mercato mondiale è affidata al Convention Bureau Italia, nato a giugno 2014 dalla volontà di Confesercenti-Assoturismo, Confturismo-Confcommercio, Federalberghi, Federcongressi&eventi e Federturismo-Confindustria, col pieno accordo dell’Enit e delle Regioni. La nostra associazione è stata l’ideatrice del progetto e propulsore del processo che ha condotto a questo importante risultato. Quest’anno abbiamo lanciato anche il progetto di recupero del cibo inutilizzato dei convegni Food For Good–From meetings to solidarity, che conduciamo congiuntamente a Banco Alimentare ed Equoevento Onlus. Infine continuiamo la nostra azione istituzionale affinché con la nuova Enit si possa riprendere la collaborazione nell’interesse della visibilità della nostra industria congressuale all’estero».

• di Renata Gualtieri