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Viaggi - Osservatorio sul turismo di qualità
una sala del ristorante Oste Scuro a Bressanone

La storia dell’impero austroungarico rivive ancora oggi in uno dei locali più antichi di Bressanone. L’Oste Scuro - Finsterwirt è una tappa obbligata per chi visita la cittadina altoatesina

Lo staff del ristorante Oste Scuro a Bressanone
Lo staff del ristorante Oste Scuro a Bressanone

Oste Scuro è uno dei ristoranti più antichi dell’Alto Adige, sui suoi tavoli si sono seduti, nei secoli, arciduchi, scienziati e artisti. Oggi il ristorante è gestito dal proprietario e chef di cucina Hermann Mayr e dalla moglie Maria insieme a tutto lo staff: «Da sempre l’Oste Scuro-Finsterwirt, rappresenta un’istituzione per artisti, uomini politici, scienziati e buongustai di tutto il mondo in virtù delle proposte gastronomiche e dell’ampia scelta di vini pregiati».

Quando è nato il locale e qual è la sua storia?
«Oste Scuro-Finsterwirt è situato in uno dei più antichi edifici di Bressanone, le cui origini risalgono al tredicesimo secolo. Nel corso degli ultimi restauri è stato possibile riportare in vista sia alcuni dettagli architettonici di quell’epoca, sia l’intonaco gotico rimasto intatto attraverso mezzo millennio. In origine la casa era di proprietà dei canonici del Duomo e nel corso dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti. È un’osteria dell’inizio del diciottesimo secolo, quando qui venivano serviti i vini della decima del capitolo del Duomo. A cavallo tra Ottocento e Novecento, il locale venne rilevato da Anton Mayr che vi realizzò la “künstlerstübele”, un ambiente tipico e pieno di fascino che ben presto divenne rinomato. I preziosi arredi, la ricca raccolta di quadri e grafiche di noti artisti, nonché di armi antiche e di vari oggetti d’uso, testimoniavano - e testimoniano ancora oggi - la sensibilità artistica del proprietario, che allestì anche il museo cittadino di Bressanone».

Quali importanti personaggi si sono seduti alla tavola dell’osteria?
«La fama del locale si estese ben presto a tutto il territorio dell’impero austroungarico, come è dimostrato anche dal registro degli ospiti di allora. Vi possiamo ammirare, tra le altre, le firme dell’arciduca Eugenio, dell’erede al trono, arciduca Francesco Ferdinando e della sua consorte, contessa Sofia von Hohenberg, nonché dell’arciduchessa Maria Josefa, madre del futuro imperatore Carlo. Vi troviamo, però, anche registrati artisti come Franz v. Defregger, Köster e Riss, scienziati e altre personalità di spicco».

Quali sono le specialità che si possono assaporare nel vostro ristorante? Siete più legati alla tradizione o alla modernità?
«I nostri piatti sono tanti, ne cito solo alcuni: tortelloni al grano saraceno, filetto di razza bovina grigia alpina e molti dessert. È nostra cura far legare questa impegnativa tradizione con una gastronomia al livello dei nostri tempi».

Per quanto riguarda i vini, quali sono i più importanti del territorio che si possono degustare?
«Nella nostra enoteca si posso gustare e comprare vari tipi di vini. Tra gli autoctoni i più importanti sono Lagrein, Schiava rossa, Gewürztraminer. E poi Sylvaner, Kerner, Sauvignon, Pinot Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon».

• di N.M.M.



In apertura: una sala del ristorante Oste Scuro a Bressanone